giovedì 14 febbraio 2008

Una storia, uno come noi

Pubblico qui di seguito l'articolo scritto dal mio caro amico Fabio:

Da alcuni mesi c'era qualcuno che mi stava tenendo d'occhio. Sguardo attento, preciso. Un gruppo di persone che non mi davano tregua. Quasi ogni giorno controllavano e verificavano che tutto fosse come loro avevano previsto. Io dovevo solo ascoltare e comportarmi secondo le procedure, il protocollo. A volte utilizzavano anche delle apparecchiature sofisticate con le quali riuscivanoa vedere cose invisibili all'occhio umano. Molto spesso in quel periodo un ago si infilava nel mio braccio sinistro o destro...fa lo stesso. Dicevano che quel liquido era utile per evitare altri problemi in futuro. Scongiurare la possibilità che la malattia potesse ripresentarsi dopo che in un altro ospedale, un altro gruppo di persone aveva staccato dal mio corpo dei piccolo pezzi che, dicevano, non erano più buoni. Tempi duri ragazzi. Osservavo dall'alto del reparto oncologia, le montagne che circondano i paesi dove abitiamo. Era marzo, la primavera vicina e mi chiedevo se un giorno sarei riuscito a sentire ancora il profumo dei prati intorno casa dove a volte mi divertivo...correndo. L'uomo vestito di bianco mi aveva assicurato che al 75% avrei potuto farcela. Ma l'altro 25% dov'era finito? Da allora, tutti i giorni lo sento ripetere nella mia testa, ce la farai! Tuttavia, il colore della mia faccia riflesso ogni mattina dallo specchio, non era certo di grande aiuto. Un misto fra il giallo spento e grigio fumo, conseguenza della grande quantità di medicinali assunti. Mi dissi che dovevo fare qualcosa o almeno provare per contrastare quegli effetti collaterali che tutto rendevano faticoso. Uscire a comprare il giornale, le scale di casa. Poco tempo dopo decisi di far visita ad un mio caro amico, titolare di una palestra a Schio. A lui consegnai tutta la documentazione utile per valutare la situazione e poter iniziare così un allenamento alla mia portata. Con me c'era la rabbia, la voglia di sentire ancora quel battito, da troppo tempo limitato sotto dei ritmi quasi impercettibili. Iniziò quella sera stessa. Dodici minuti di camminata sul tapis roulant. Quello strano macchinario dove tu corri o cammini ma nulla intorno a te si sposta. Per oggi può bastare. Quella sera ero partito per un nuovo viaggio. Inconsapevolmente. Muovendomi in quello spazio così ristretto, stavo uscendo dal guscio. Ero la pillola impazzita sparata fuori dal blister della confezione. Il ricordo di quella sera e’ indelebile. Camminavo, aggrappato con tutte le mie forze alla sbarra del tappeto rotolante. Alla fine del tempo ero stanco, ma già stavo pensando al giorno dopo, alla terapia ancora in corso e a quel tappeto che mi avrebbe portato chissà dove. Forse il più era fatto. Seguì un periodo dove i progressi prendevano forma e consistenza. Mi stavo appassionando, era bello scoprire che sentire fatica poteva essere una gioia. I mesi passavano e a fine settembre correvo all’aperto con uscite sempre piu’ impegnative alternate a sedute di allenamento in palestra. C’era qualcosa di strano, i prati , gli alberi, il cielo erano lì da quando ero nato ma adesso erano differenti. Colori, profumi. Sensazioni di valore diverso, come se qualcuno da lassù avesse aumentato il livello dell'amplificatoredei sensi. A volte possono bastare poche righe per trasmettere l’importanza di una esperienza così, vissuta sulla propria pelle. Di quella salita, più dura di tutte le altre affrontate successivamente nelle gare di corsa in montagna odi qualsiasi seduta d'allenamento al campo d'atletica con la milza in mano. Quante volte mi sento ripetere che sono matto, che non devo fare tutta quella fatica dopo quello che ho passato! Eppure finora, se non l'affetto delle persone care, ancora non ho trovato niente che avrebbe potuto aiutarmi di più di una bella corsa. Fra quei prati che guardavo dall'alto del reparto, in quella primavera di sei anni fa.
P.S. Ringrazio Andrea per avermi concesso lo spazio nel suo blog. Tutte le persone alle quali non ho mai detto quanto sono state importanti per me e tutti coloro che, forse anche leggendo questa lettera, troveranno la forza per affrontare nuove sfide.
Fabio

5 commenti:

Andrea ha detto...

fantastico!!! sei un mito

Rosa ha detto...

ci sono poche parole da aggiungere, la tua forza e la tua grinta sono esempi da imitare
ciao Rosa

alanbengio ha detto...

grandissimo,la corsa trasforma tutto in bene,ha fatto i miracoli anche su di me...bress

Andrea ha detto...

e perchè su di me no??

Anonimo ha detto...

Grande Fabio,
non conoscevo questa tua triste vicenda, mi dispiace!
Hai scelto la strada giusta...LA CORSA e credo pure in compagnia di buoni amici!

Ciao, a presto e buone corse!

ps.Andrea...ma che vuoi...un miracolo?...hai già una santa donna vicino a te che ti lascia correre ...correre e ancora correre...che noia che barba!!!
ciao.

sabri r.

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